La mamma attaccapanni

Quando esco con i miei figli mi trasformo per magia

in una mamma attaccapanni.

Ho sempre qualcosa da tenere in mano:

lo zaino di Star Wars

il sacchetto con i bavaglini da lavare

la macchinina telecomandata,

i sacchetti della spesa (e menomale che dovevo prendere solo due cose!)

il sacchetto con il contenitore della cena (sia lodata mia mamma!)

il pallone da calcio anzi tre palloni da calcio

la borraccia vuota da riempire alla fontanella, anzi tre borracce

la bicicletta (e menomale che gli avevo detto che doveva tornare con la bici)

o il monopattino (idem come sopra)

 

E quando ormai sono in precario equilibrio,

con le mani segate dai sacchetti,

e le braccia in tensione.

Quando ormai mancano pochi metri alla soglia di casa,

ecco che il piccolo si ferma,

mi guarda e mi dice due sole parole:

– In braccio

– Amore, non vedi che sono carica? Non ce la faccio a prenderti.

– In braccio.

– Dai che siamo quasi arrivati

– In braccio.

E so che da lì non ci muoveremo mai più.

 

Allora faccio un respiro.

Sposto i sacchetti da un lato,

la borsa e gli zaini dall’altra,

con una mano tengo la bici,

le borracce e tutto il resto

e con l’altra lo tiro su.

E poi corro verso casa.

Sudata, scompigliata, affaticata

mi manca solo il cesto sulla testa e penso

che io sia ingegnere, blogger o quello che è

sarò sempre e comunque

una mamma attaccapanni.

Di Amelia Tipaldi

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