Paura dell’ospedale

Paura dell’ospedale

A breve il mio bambino più piccolo si opererà di adenoidi e tonsille.

E’ in lista d’attesa da quasi un anno per un intervento necessario,

respira male e di notte va in apnea.

Si opererà a giugno e io ho paura.

Lo so che è un intervento di routine.

Lo so che è necessario e non si può rimandare.

Lo so che l’ospedale dove si opererà è uno dei migliori.

Il problema è proprio questo.

Io ho paura di entrare in quell’ospedale.

Lo stesso dove venticinque anni fa,

per una peritonite acuta, il mio fratellino di dieci anni,

stava per morire.


Per settimane è restato attaccato a flebo e tubicini.

Io tredicenne lo guardavo da dietro un vetro.

Non sapevo bene cosa stesse succedendo,

ma capivo il dolore dietro al sorriso tirato dei miei.

Mi dicevano “Stai tranquilla si riprenderà” e invece piangevano di nascosto.

Non dormivano mai e l’ospedale era diventata la nostra casa.

Vagavamo come naufraghi in una tempesta buia e assassina.

Quando ci sembrava di riemergere ecco che un’onda ci travolgeva ancora.

Ci sono voluti due mesi di preghiere a pugno stretto.

E’ guarito giusto in tempo per iniziare a settembre la scuola.

Tutti si raccontavano le vacanze.

E lui che in quell’estate caldissima era nato per la seconda volta,

non ha raccontato nulla.

Le cicatrici gli facevano male, anche se si stavano rimarginando.


Quelle cicatrici ci sono ancora nonostante siano passati 25 anni.

E io adesso ho il paura di rientrare in quell’ospedale,

perché so che ancora oggi i suoi muri colorati di rosa e azzurro

racchiudono il dolore e la rabbia di altri genitori

e ci sono bambini che soffrono ma trovano lo stesso la forza di sorridere alla loro mamma, al loro papà e alla loro sorellina.

Io ho paura, perché quelle porte non vorrei mai più riaprirle.

Spero però stavolta di uscirne sorridendo con il mio bambino che respira meglio, e io pure.