Storia di un test di gravidanza

Storia di un test di gravidanza

Tanti anni fa vivevo su uno scaffale della farmacia.

I medicinali che mi stavano accanto passavano il giorno a prendermi in giro.

Dicevano che ero inutile: non solo non servivo a guarire la gente, ma addirittura le donne mi immergevano nella pipì e dopo pochi minuti finivo nella spazzatura per sempre.

Non sapevano però che anche se ero solo un test di gravidanza mi aspettava un destino incredibile.

Un giorno arrivò Mara, una ragazza dai grandi occhi verdi.

Rimase un’ora davanti lo scaffale prima di scegliere me.

Dopo avermi pagato, mi nascose in borsa e mi portò via.

Durante il tragitto tremavo, sapevo che la mia vita aveva le ore contate.

Arrivata a casa mi mostrò a Marco.

– Oggi alla fine mi sono decisa e l’ho comprato. Ma non me la sento ancora di farlo.

– Stavolta andrà bene, me lo sento. E’ un ritardo di dieci giorni.

– Lo so, ma ho paura lo stesso. Sono stufa di illudermi e poi di restarci male. Lo desidero troppo questo bambino. Lo desidero quando mi sveglio e lo vorrei accanto a me. Lo desidero quando sono in ufficio perché vorrei correre da lui per abbracciarlo e lo desidero quando vado a letto perché vorrei addormentarmi stringendo al sua manina. Lo desidero da quando tre anni fa se n’è andato via dalla mia vita per sempre.

Mara scoppiò in lacrime e io sentii tutta la responsabilità su di me. Avrei voluto avere le braccia per stringerla, ci pensò Marco che le asciugò le lacrime con un fazzoletto.

– Sento che questa però è la volta giusta.

– Ma ora no, lo facciamo domani mattina.

Avevo solo più una notte per vivere.

Mi svegliai che non era ancora giorno. Mara strappò la confezione e mi tirò fuori con le mani che tremavano. Dopo mi immerse in un bicchiere con un liquido giallo e caldo. Capii che era arrivato il momento fatidico. Lo scopo per cui ero stato costruito. Però anche se sapevo che presto sarei finito in nella spazzatura per sempre, il mio pensiero era per Mara, non volevo deluderla, non volevo distruggere il suo sogno. Mi concentrai più che potei affinché le mie tacchette si colorassero. Quei minuti interminabili però sembravano non finire mai. Avevano ragione gli altri medicinali della farmacia, fare il test di gravidanza è un lavoro terribile.

E poi Mara tornò. Mi prese con la mano ghiacciata e mi portò proprio di fronte a lei, aveva gli occhi chiusi e la fronte bagnata di sudore. Potevo sentire il battito impazzito del suo cuore. Un istante in cui tutto sembrò fermarsi, poi spalancò i suoi occhi verdi. Mi scrutò da vicino, in silenzio. Finché il suo sorriso esplose e illuminò la stanza, illuminò la casa e illuminò il mondo. Non ci fu bisogno di aggiungere parole.

Marco arrivò e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Si abbracciarono a lungo e io in mezzo a loro, come fossi quel bambino che in quel momento forse era poco più di un puntino, ma che già riempiva i loro cuori di gioia.

I medicinali della farmacia avevano sbagliato tutto: non finii nella spazzatura, ma venni addirittura portato in trionfo da parenti e amici e dopo qualche giorno riposto in un cofanetto come un gioiello prezioso.

Dal cofanetto ho sentito Mara e Marco parlare con dolcezza alla pancia che cresceva. Li ho sentiti di notte scappare all’ospedale. Li ho sentiti dopo tre giorni di attesa tornare con il loro bambino. Li ho sentiti cantare, ballare, piangere e ridere di giorno e di notte. Ho sentito anche il piccolo dire mamma e papà per la prima volta e allora ho capito che cos’è la felicità vera.

Finché una mattina presto Mara riaprì il cofanetto dove stavo riposando tranquillo. Quando mi strinse capii subito che per me era giunto il momento di finire nella spazzatura, ma non potevo lamentarmi, avevo avuto una vita lunga e bella. Mara mi sorrise dolcemente. I suoi occhi verdi brillavano come quel giorno di tre anni prima. Mi accarezzò con la sua mano che tremava emozionata. Poi invece di buttarmi via, mi ripose di nuovo nel cofanetto. Non capii, finché non lo vidi: un altro test di gravidanza con le tacchette colorate. Sorrisi di gioia e feci posto alla nuova vita che stava arrivando.

di Amelia Tipaldi

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